Grazie Presidente. Gentili colleghi.
Ho chiesto di intervenire per porre all’attenzione del Consiglio la lettera pubblicata martedì scorso sul Corriere di Bologna dall’on.Giuliano Cazzola, che riferendosi alle migliaia di famiglie che hanno manifestato a difesa della qualità della scuola pubblica, ha paragonato i bambini a piccoli balilla in camicia nera e ha definito i loro accompagnatori, “pedofili che abusano dell’intelletto dei bimbi che gli sono affidati. Vili al pari di chi violenta i minori nel corpo. Che in tal guisa andrebbero puniti”.
L’on. Cazzola ha poi precisato che le sue violente parole erano rivolte non ai genitori, ma agli insegnanti. Ma i bambini sono stati accompagnati in piazza da mamme e papà. Quindi la sostanza non cambia.Sono parole gravi.
Il fatto è che ogni volta che si levano pacifiche voci di protesta nei confronti di questo Governo, i suoi rappresentanti istituzionali rispondono con una violenza inaudita. Alternando gli emissari di censure indebite, di trasferimenti coatti di dirigenti scolastici, di ordini a tacere e obbedire e ora accusando migliaia di mamme e papà della violenza più grande che può subire un minore.
Vorrei informare l’ON. Cazzola che nell’Assemblea delle scuole di Bologna e in quel corteo colorato non c’erano pericolosi eversivi comunisti, ma genitori ed insegnanti preoccupati per la distruzione del diritto all’istruzione in una scuola pubblica e laica di qualità che anche suoi elettori stanno subendo.
Non sono un’esperta di pedagogia, ma credo profondamente che stia nella potestà genitoriale il diritto e il dovere di ogni mamma e papà di educare i propri figli a difendere i propri diritti, a trasmettere prima di tutto attraverso l’esempio e la propria testimonianza che la libertà è un bene prezioso che va difeso ogni giorno, che nessuno può toglierci la parola e la libertà di pensiero. Scrive Fernando Savater “Non c'è educazione senza maestri, ovviamente, ma neppure senza che padri e madri fungano da insegnanti o che tutti, giornalisti, artisti, politici... accettino la dimensione pedagogica dei rispettivi ruoli. La convivenza democratica deve essere educativa, deliberatamente educativa, altrimenti non è più democratica."
I bambini ci guardano, e giudicano, pensano, molto più di ciò che l’on. Cazzola si può aspettare.
I bambini e le bambine, come ha affermato la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia di cui ricorre il ventennale il prossimo 20 Novembre non sono solo “oggetto”, ma soggetti di diritto, e come affermato nella Convenzione hanno il diritto di esprimere la propria opinione (art. 12) e ad essere informati (art. 13) , e a ricevere un’istruzione gratuita e obbligatoria (art.28 e 29).
Tutti i genitori hanno diritto di educare e di trasmettere ai propri figli i propri valori ed il dovere di rispettarne le decisioni quando saranno abbastanza grandi per esprimerle in modo autonomo. Educare alla partecipazione politica, alla cura dell’interesse collettivo, alla condivisione, combattendo l’egoismo imperante della nostra società, penso sia un valore positivo. Cosa dovremmo fare, forse, lasciarli educare dalle tv del Cavaliere prendendo spunto dal Grande Fratello o dall’ultimo tronista di turno?
Ribadendo il nostro no ai tagli, e al Ministro Gelmini la nostra richiesta di restituire alla scuola bolognese i maestri e le maestre che ci sono stati negati per offrire una scuola pubblica di qualità a tutti e tutte: con gli insegnanti di inglese, le compresenze, una numerosità nelle classi che garantisca le norme minime di legge di sicurezza, il sostegno ai bambini e alle bambine diversamente abili, Vorrei concludere leggendo un breve passo di un discorso in difesa della Scuola Pubblica pronunciato l’11 febbraio del 1950 da uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei, ha quasi sessanta anni ma sembra scritto oggi. La differenza sta nel fatto che quella che Pietro Calamandrei poneva come una ipotesi astratta è diventata oggi, purtroppo, realtà.
“Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada. Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. L'operazione si fa in tre modi: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. "